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Antonello da Messina a Napoli

Una rivisitazione della lettera di Pietro Summonte a Marcantonio Michiel.


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Antonello da Messina e la Chiesa di S. Maria Alemanna (Agorà nn. 27-28)

Il giovane Antonello dovette subire un fascino particolare dalla chiesa di S. Maria Alemanna, ricca di fregi e sculture di matrice nordica poiché gestita per secoli dall'Ordine Teutonico. Non è da escludere neanche che la possibile presenza nel luogo di pitture di origine fiamminga abbiano dato al giovane pittore una visione della sua arte in chiave "fiamminga" ancor prima di andare a bottega da Colantonio del Fiore a Napoli.


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Da fonti greche medievali un particolare assente nei testi occidentali sul martirio di Agata (Agorà n. 42)

Simeone Metafraste, grande “sinassarista” del X-XI sec., tradotto da Agapio di Creta nel XVI sec., riporta le “modalità” con cui Quinziano trova la morte attraverso la pena del contrappasso (cioè ricevendo l’equivalente fatto patire ad Agata) manifestandosi con un morso in pieno petto ricevuto dal cavallo di una guardia.


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Due tele di Matteo Desiderato (Agorà n. 21-22)

L'attribuzione delle due pale d'altare della parrocchiale di Acicastello a questo maestro, pur in assenza di dati documentali, scaturisce dai confronti con le opere autografe ancora fruibili a Catania e provincia, da una rivisitazione della memoria orale trasmessa in paese e, soprattutto, da una serie di indizi stilistici che conducono verso fattori neoclassici dell'Academia Française e della cerchia di Porfeo Batoni - conosciuti negli anni '70 del XVIII secolo quando era "a bottega" a Roma presso il suo celebre compaesano Mariano Rossi.


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Giacinto Platania e l’affresco sull’eruzione del 1669 (Agorà n. 43)

Ad oggi controversa l’attribuzione dell’opera per la mancanza di documentazione atta a darle una paternità certa; però, un’attenta lettura semiologica e lo studio del contesto storico in cui maturò l’opera, non lascia spazio a molti dubbi l’attribuzione del dipinto al pittore acese Giacinto Platania.


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